Pandemia in Sicilia / A Randazzo in lockdown, i commercianti temono il peggio: "Così l'economia muore"

C’era una volta Randazzo… La Randazzo medievale delle tre chiese che a turno fungevano da Matrice; dei tre quartieri: latino, greco e lombardo; delle tre parlate; dei tre parchi naturali: dell’Etna, dei Nebrodi e dell’Alcantara; dei tre musei e di una bella biblioteca. Visitata tutto l’anno da tanti, tanti turisti attratti dalle sue bellezze naturali ed architettoniche. Randazzo città della cultura Oggi quella Randazzo non c'è più! E non ci sarà più chissà per quanto tempo!

 

Una città fantasma

Chi si trovasse a percorrere le vie del paese, oggi, troverebbe una landa deserta. Una città fantasma come quelle abbandonate del Far West!
E tutto questo da quando è stata ingiustamente considerata e marchiata come “zona rossa” a causa dell’attuale epidemia del Covid 19 che l’ha appena toccata – come del resto è accaduto in tante altre città. Scuole e negozi chiusi: bar, ristoranti ed altri locali pubblici in primis, ma anche negozi di abbigliamento, di calzature e di quant’altro possa occorrere per le necessità delle persone e delle famiglie. Alimentari, farmacie, parafarmacie e studi medici esclusi, ovviamente.

Un centinaio i contagiati

La maggior parte asintomatici e proprio in questi giorni con i relativi tamponi molecolari risultati, peraltro, negativi. Due soli i ricoveri, di cui uno in terapia intensiva in un ospedale di Catania e l’altro al reparto Covid di Biancavilla. Purtroppo un deceduto, risultato positivo al Covid in sede di ricovero, ma non deceduto solo per questo, essendo già portatore anche di altre gravi patologie ed avendo dovuto subire precedentemente più di un intervento chirurgico. Carabinieri, Forestale ed Esercito presidiano le vie d’accesso della città, controllando chi vi entra e chi vi esce. Sino a tarda sera di ieri, giovedì 22 ottobre, persino un elicottero a volteggiare ed a controllare la città dai cieli. E, come se ciò non bastasse, duri e pesanti blocchi di cemento ad ostruire ed impedire l’accesso alle diverse bretelle che dalla strada provinciale Quota Mille permettono di raggiungere la città.

Cause del contagio

Uno spiegamento di forze così – ci dicono diversi anziani – non si vedeva dai tempi del fascismo, quando erano vietati gli assembramenti, ma per altri motivi. Tuttavia è stata fortemente richiesta e fortemente voluta, la dichiarazione di zona rossa, dal sindaco della città, che peraltro la rivendica, a suo dire, per l’alto numero di contagiati, anche se asintomatici: un centinaio su una popolazione di oltre diecimila abitanti. Cause del contagio? Qualche ricevimento seguìto ad un paio di matrimoni, ad alcune cresime, ad un compleanno. La mancanza del dovuto distanziamento e la non perfetta osservanza delle disposizioni che ci sono state caldamente raccomandate in tutto questo periodo dai sanitari. Non sono dello stesso parere del primo cittadino, però, gli operatori commerciali della città che, pur riconoscendo il fenomeno, non lo ritengono nei numeri particolarmente grave, visto che molti contagiati sono asintomatici ed i cui tamponi, oggi, stanno già risultando negativi, tanto che la curva dei contagi sembra stia discendendo. Molti, per esempio, si sono preoccupati per essere stati a contatto con qualche contagiato, ma grazie a Dio la loro pur legittima preoccupazione oggi non sta dando motivo di temere il peggio con l’esplosione di un contagio fuori controllo. Gli operatori commerciali, dicevamo. Ne abbiamo sentiti parecchi.

“Chiusi dalla sera alla mattina”

“Ci hanno fatto chiudere così, dalla sera alla mattina – ci dice Antonino Caggegi, contitolare con il fratello dell’omonimo bar in via dei Romano – avremmo gradito essere informati prima, in modo da non lasciarci cogliere impreparati. Sì, è vero, sappiamo di qualche sporadico caso in città, ma forse si è creato un eccessivo allarmismo. Danni economici? Senza alcun dubbio. Il decreto regionale parla di aperture ma solo per i beni di prima necessità. E, diciamolo chiaramente, il caffè o il dolcino, la pizzetta non lo sono affatto: ecco perchè abbiamo preferito chiudere l’esercizio, poichè avevamo i costi (anche quelli del personale) ma nessun introito, e quindi andavamo in perdita. Meglio chiudere!”.
E come il Bar Caggegi anche gli altri della centralissima via Umberto, il Bar del Corso di Maurizio Vecchio ed il vicinissimo Absidi Cafè.

“Così la città muore”

“Con questa ingiusta dichiarazione della nostra città come zona rossa senza che ce ne fosse vera necessità – ci dice Maurizio Vecchio – la nostra città è veramente morta. E non si sa quando risusciterà. Forse ci vorranno decenni”. “Lei è l’unico cliente che oggi pomeriggio sia venuto a comprare il giornale – ci dice l’edicolante Daniele Gullotto – oggi ho tenuto aperto, con i costi generali che ne derivano, ma senza trarne alcun utile. Così non si può proprio andare avanti”. Rincara la dose Daniele Sindoni, negozio di abbigliamento anch’esso nella centralissima via Umberto, membro del direttivo provinciale della Confcommercio catanese, rappresentante sindacale di lungo corso per quanto riguarda la sua categoria:

“A mio avviso si è creato un allarmismo del tutto ingiustificato, visti i numeri dei contagiati asintomatici in rapporto con la popolazione della città. Proprio quando ci stavamo per risollevare dopo il lungo lockdown dei mesi scorsi, siamo di nuovo ripiombati in un incubo senza fine. Questa nostra città, peraltro, è già stata fortemente penalizzata: prima per lo spostamento del mercato domenicale dal centro alla periferia, senza che fossimo stati minimamente consultati, come in quest’altra occasione, ma messi di fronte a un dato di fatto. Spostamento che traeva origine da alcuni lavori per allargare la bambinopoli di Piazza Loreto. Ma poi, finiti i lavori, il mercato non è più tornato al suo posto, con tutte le attività commerciali limitrofe che sono andate in sofferenza. Poi con il lungo lockdown nazionale, ed ora con questo nostro lockdown locale che, seppur temporaneo, ha marchiato con un indelebile stigma la nostra antica e bella città di Randazzo. Sarà dura, molto dura risalire la china“, conclude sconsolato.

“Ci stavamo appena risollevando”

“Sì, ci stavamo appena risollevando – ci dice Antonio, contitolare di un’azienda agrituristica che sino a poco tempo fa vantava molte presenze nazionali ed internazionali all’anno – ma questa dichiarazione di zona rossa ci sta facendo fioccare le disdette a iosa, veramente come fossero fiocchi di neve. Una coltre di neve e gelo che, temiamo, non si sciolga affatto presto e ci vorranno anni prima di riprenderci”.
“È così – ci dice anche Matteo Ferretti del B&B Ai tre Parchi – già eravamo stati duramente provati dal lungo lockdow dei mesi scorsi, sembrava ci stessimo riprendendo ed ora, invece, quest’altra dura mazzata che nessuno si aspettava, dovuta anche, in verità, alla nostra imprudenza di cittadini mentre, invece, saremmo dovuti stare più attenti e più cauti. Sì, purtroppo anche a causa di questa dichiarazione di zona rossa, anche noi abbiamo avuto una colluvie di disdette nelle prenotazioni e non sappiamo se e quando ci riprenderemo”.

“Ma perchè questa definizione di zona rossa?”

S’interroga Nuccio Alfonso, contitolare di un’avviatissima agenzia di viaggi oggi in crisi anch’essa: “Ho letto attentamente tutti i documenti che ci riguardano sull’argomento, e questa espressione non l’ho letta da nessuna parte. Del tutto ingiustificata e del tutto improvvida mi sembra tale definizione che bolla ingiustamente come un marchio indelebile tutta la nostra città”. Per cercare di saperne di più, e soprattutto per sentire in merito la voce dell’amministrazione comunale, abbiamo cercato di contattare il vicesindaco di Randazzo, Giuseppe Gullotto, assessore comunale al Commercio, Artigianato, Industria e Sviluppo Economico. Persona seria, conosciuto in paese per le sue capacità imprenditoriali, e soprattutto per la sua correttezza ed onestà intellettuale, tuttavia con grande garbo e gentilezza egli declina il nostro invito e preferisce non rilasciare alcuna dichiarazione.
La speranza di tutti gli operatori commerciali di Randazzo è che almeno, da parte della Regione Siciliana se non da parte dello Stato, vi siano delle provvidenze a ristoro delle ingenti perdite che stanno subendo ancor più in questo periodo e che, temono, si possano verificare ancora per molto tempo.

Una richiesta precisa

Sull’argomento abbiamo sentito Alfio Mannino, segretario generale regionale della Cgil, che proprio nei giorni scorsi, assieme ai segretari generali regionali della Cisl, Sebastiano Cappuccio, e della Uil, Claudio Barone, hanno avanzato una ben precisa richiesta in tal senso alla Presidenza della Regione Siciliana, chiedendo interventi economici a sostegno delle famiglie, dei lavoratori, e delle imprese delle “zone rosse” fra le quali vi è, appunto, anche Randazzo. “Queste comunità – scrivono i segretari generali Mannino, Cappuccio e Barone nella loro nota inviata al Presidente della Regione Siciliana e agli assessori all’Economia Gaetano Armao, alla Famiglia Antonio Scavone e alle Autonomie locali Bernadette Grasso, – non possono essere lasciate sole ad affrontare le emergenze economiche e sociali che inevitabilmente vanno ad aprirsi e che si aggiungono ai problemi di ordine sanitario. È necessario intervenire subito – sottolineano i sindacati – assicurando supporto economico, specie per quelle attività che risulteranno maggiormente colpite”.

La responsabilità della Regione

Contatti informali sono già in corso tra i sindacati e gli assessori all’Economia e al Lavoro sulla questione che, per Cgil, Cisl e Uil, va affrontata convocando urgentemente un confronto con il coinvolgimento degli amministratori delle comunità interessate (le zone rosse sono attualmente quattro in Sicilia), “per individuare le opportune misure da adottare”. Nel primo pomeriggio di ieri, giovedì 22 ottobre, i segretari generali regionali Mannino, Cappuccio e Barone, hanno parlato ancora una volta con il vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao, il quale ha assicurato loro che sta considerando l’ipotesi di inserire circa 200 milioni di euro da suddividere tra i Comuni delle cosidette “zone rosse” attraverso i fondi previsti per le autonomie. La prossima settimana, inoltre – ha assicurato sempre Armao alla triplice sindacale siciliana – dovrebbe andare in aula il provvedimento sulla copertura dei debiti fuori bilancio. Ed in quella occasione, se vi sarà la volontà e l’accordo dei capigruppo, tali provvidenze a favore dei Comuni più colpiti potrebbero già essere inseriti per il loro successivo stanziamento.

La preghiera

Sconsolato il parroco della Basilica di Santa Maria ed arciprete di Randazzo, padre Domenico Massimino che, ancora una volta, domenica prossima dovrà celebrare Messa da solo in una basilica totalmente deserta. “Pregherò ancora insistentemente il Signore affinché liberi al più presto noi ed il mondo intero da questo terribile flagello – assicura –. Ringrazio per la loro sempre piena disponibilità gli amici di Tgr, TeleGiornale di Randazzo, che con i loro mezzi tecnici, e gratuitamente come in passato, durante il periodo del precedente totale lockdown, ci hanno consentito e ci consentiranno ancora di far partecipare i fedeli alla Celebrazione Eucaristica dalle loro case”.

articolo pubblicato il 24/10/2020 https://www.vdj.it/